F come fritto. riattiva il fegato: il falso mito duro a morire

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GUARDA LA sesta PUNTATA DE “I FALSI MITI DURI A MORIRE DALLA A ALLA Z”

Domenica 6 febbraio è uscita la sesta puntata della serie WebTv. Come è possibile inserire fritto in una dieta sana? Quali sono i vantaggi nel friggere secondo il metodo scientifico? E’ vero che il fritto riattiva il fegato?

Il fritto che fa bene!

Il fritto, quando non viene eliminato dalle diete, è consigliato perché “riattivante per il fegato”. Nonostante si basi su un concetto nutrizionalmente corretto, viene applicato nel modo sbagliato. Il fegato si attiva e lavora con l’ingestione di qualsiasi tipo di grasso. In questo senso è quindi meglio aggiungere olio extravergine a crudo o semplicemente considerare che in una dieta varia i grassi sono presenti. 

La frittura, fatta secondo metodi scientifici, è utile a preservare vitamine e antiossidanti. Altre cotture (in primis bollitura e vapore) degradano queste importanti componenti bioattive. 

Ci sono studi scientifici che hanno notato che vitamina C si perde completamente, invece friggendo viene mantenuta all’80%.

I due fattori che giocano a nostro favore sono due: la panatura e l’immersione in olio. Questi impediscono il contatto diretto del prodotto con l’ossigeno

Per quanto riguarda le verdure, i carotenoidi (presenti in carciofi, zucca, peperoni) aumentano la biodisponibilità con la cottura e per essere assimilanti hanno bisogno di grassi dell’olio. 

Non entrando in contatto diretto con l’acqua non si vanno nemmeno a disperdere sostanze buone idrosolubili come i sali minerali e le vitamine del gruppo B.

Il fritto fatto con i giusti accorgimenti non fa male. Però, ci sono degli elementi fondamentali per realizzare un fritto Antiaging a regola d’arte.

Quali sono gli ingredienti perfetti? 

Olio: Ovviamente per friggere c’è bisogno dell’olio, in questo caso il migliore è l’olio di girasole alto oleico perché si mantiene meglio ad alte temperature e non sviluppa sostanze tossiche. 

Panatura: è consigliabile utilizzare una panatura a base di quinoa perché ha un basso tenore di asparagina, non scurisce e non crea acrilammide. Utilizzando pangrattato tradizionale è bene aggiungere un 3 % di te verde, i polifenoli impediscono in parte la formazione dell’acrilammide. 

Termostato: è importante conoscere e mantenere la temperatura durante la frittura. Questa deve essere stabile sui 170 ° C.

Shock termico: è fondamentale congelare le cotolette (o ciò che andremo a friggere) prima di immergerlo nell’olio già caldo, in modo da passare da -18 ° C a 170 °C. Questo fenomeno è lo shock termico e serve affinché l’acqua sublimi e il grasso non entri nel prodotto. Per fare in modo che questo avvenga ciò che si sta friggendo deve rimanere immerso nell’olio e no venire a contatto con l’aria, fino al termine della cottura. 

Carta super assorbente: serve a togliere tutto il grasso. Quest’azione richiede rapidità perché se non asciughiamo bene il prodotto entro 10 secondi il grasso verrà assorbito.  

Io utilizzo una carta costituita da due strati, uno di tessuto non tessuto in cellulosa, molto assorbente, e uno di carta paglia. Fai come me: prepararti tanti fogli di carta assorbente per provvedere subito all’assorbimento.

Cosa vuol dire riattivare il fegato?

Il fegato è l’organo fondamentale per la digestione dei grassi. Produce la bile utilizzando il colesterolo, necessario per la digestione. Una volta assimilati, i grassi vengono usati dal fegato per produrre colesterolo buono e cattivo. L’apporto di grassi insaturi favorisce HDL il colesterolo “spazzino” delle arterie che pulisce dal colesterolo LDL che tende a depositarsi sulle pareti delle arterie. 

Qualsiasi grasso attiva il fegato.

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