VEGANO FA RIMA CON SANO?

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Il primo novembre si celebra la Giornata Internazionale Vegan, istituita nel 1994, in onore della nascita della prima società vegana fondata a Londra da Donald Watson con il nome di Vegan society, cinquanta anni prima. La dott.ssa Chiara Manzi, nutrizionista e fondatrice del Metodo Scientifico Cucina Evolution, propone qualche consiglio utile.

Vegano è Sinonimo di Sano?

Troppo sale, zucchero, additivi e grassi, caratterizzano molti prodotti pronti Vegani. Hamburgher, formaggi, panne, salumi vegani sono più grassi e salati dei corrispettivi tradizionali. Anche molte ricette vegane della tradizione mediterranea sono certamente gustose ma spesso ipercaloriche . Dalla caponatina di melanzane fritte, alla pasta all’arrabbiata, passando per la ribollita toscana. L’ambiente ci ringrazia, ma la salute dei consumatori è meno importante?
Un’indagine dell’Università di Parma rivela che in Italia i vegetariani non consumano sufficienti frutta e verdura, mentre mangiano troppi dolci e grassi.
Verdure e legumi sono alla base della piramide alimentare e si rivelano alternative economiche e adatte a tutte le esigenze.

Sempre più persone intraprendono scelte alimentari vegane. Tra i principali fattori scatenanti troviamo il rispetto per gli animali e l’ambiente, accompagnati dalla volontà di sentirsi sicuri di fare anche una scelta di salute. Già il Vegnuary (mese di gennaio all’insegna della dieta vegana) 2021 ha avuto il record di adesioni, complice la crescente attenzione verso l’ambiente e la salute in epoca di lockdown. Le iscrizioni hanno continuato a crescere al ritmo di una ogni tre secondi.
Queste conversioni repentine e sfide personali spesso non seguono uno stile alimentare corretto, creando squilibri – anche importanti- tra micro e macronutrienti introdotti. 
La varietà delle fonti è fondamentale per un buono stato di salute ed evitare carenze o eccessi.
“L’unica carenza non rimediabile con gli alimenti è la Vitamina B12 perché presente, in forma biodispobile, solo nelle fonti animali. Falsa la credenza che le alghe ne siano una fonte alternativa. Queste contengono sostanze analoghe alla B12 ma biologicamente inattive per l’organismo oppure in quantità fin troppo esigue. È, quindi, fondamentale l’integrazione, soprattutto dopo i 60 anni – chiarisce Chiara Manzi- Per sostituire i formaggi spesso i vegani utilizzano lievito inattivato in fiocchi ricco di vitamine B1 e B6. Un’alternativa sapida per sostituire il formaggio in pasta, creme e insalate”
L’industria alimentare, ormai adattatasi alla crescente richiesta, ha dedicato molta attenzione alla realizzazione di prodotti pronti o di rapida preparazione: burger, “formaggi” spalmabili, creme dolci, torte e tanto altro. Tutti cibi altamente processati la cui lista degli ingredienti risulta interminabile e zeppa di voci ben poco comprensibili al consumatore medio.
Il risultato? Tanto sale, zucchero, additivi e grassi, per cercare di ricreare un sapore e una consistenza capaci di non far sentire la mancanza di cibi animali. Un costo spropositato per l’ambiente, per la salute e per le nostre tasche.
“Capita spesso di sentire persone che non comprano più la panna e il latte vaccino perché fanno male. Buttandosi sulle alternative vegan, pensando siano più salutari. Non guardando le etichette però non sanno che spesso le panne vegane sono più ricche di grassi saturi rispetto alla panna vaccina o le bevande a base di riso, avena o soia, sono più caloriche e ricche di zuccheri e grassi rispetto ad un tradizionale latte parzialmente scremato” mette in guardia la nutrizionista.
 


Ottenere dei piatti VEG equilibrati e BuonidaVivere! è possibile. Ecco la proposta vegan dal Menù del Ristorante Libra Cucina Evolution di Bologna, dove l’attenzione per le esigenze alimentari è sempre al primo posto. Tra piatti 100% vegani, senza glutine e senza lattosio ma con tutto il gusto e il benessere certificati Antiaging.


Soia amica o nemica delle donne?

Pareri discordanti sono sorti negli ultimi anni per quanto riguarda il consumo di soia, la presenza di isoflavoni e rischio di tumore al seno. Ammesso che un abuso, come in tutto, è dannoso le evidenze scientifiche rassicurano. Nello studio “Adolescent and adult soy food intake and breast cancer risk: results from the Shanghai Women’s Health Study” è emerso che il consumo di alimenti a base di soia negli adulti, misurato in base all’assunzione di proteine di soia o di isoflavoni, è inversamente associato al rischio di cancro al seno in premenopausa. Le donne che hanno consumato una quantità elevata di alimenti a base di soia durante l’adolescenza e l’età adulta avevano un rischio sostanzialmente ridotto di cancro al seno.
Nel postmenopausa la situazione si complica, ma in generale non c’è una forte associazione negativa. In “Soy isoflavones and human health: breast cancer and puberty timing” viene aggiunto che sebbene i livelli fisiologici di estrogeni svolgano un ruolo fondamentale nel normale funzionamento della ghiandola mammaria, si ritiene che l’esposizione prolungata ad alti livelli di essi sia associata ad un aumento dell’incidenza del cancro al seno.
E quindi, quanta soia mangiare? anche  due/tre porzioni al giorno dato che Il Ministero della Salute consiglia di non oltrepassare la dose di 80 mg di isoflavoni al giorno: generalmente in una porzione di alimenti contenenti soia sono contenuti circa 25 mg di isoflavoni.

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