Stress da Cibo: Conoscerlo per Potenziare il Tuo Sistema Immunitario

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Spesso ti capita di mangiare più del dovuto e poi sentirti affaticato, gonfio e quasi dolorante?  

Si tratta di infiammazione e stress post-prandiale, uno stato che se prolungato nel tempo può diventare cronico e avere delle conseguenze notevoli sulla tua salute. Lo stato di malessere e spossatezza che vivi coinvolge anche il sistema immunitario, rendendoti più fragile nel fronteggiare le malattie, tra cui virus e influenze stagionali. 

Non solo il pranzo di Natale o il cenone di Capodanno, l’eccessivo consumo di alcol e di cibi ricchi di calorie, grassi, sale e zucchero- di cui i nostri supermercati offrono una vastissima gamma- avviene più spesso di quanto si immagini.  

Laddove ingrassare non è il solo problema, l’infiammazione prende il sopravvento sui processi dell’organismo, in costante ricerca di equilibrio. Il sabotaggio autoindotto da uno stile di vita scorretto e sedentario, fumo di sigarette e condotta alimentare sregolata si manifesta attraverso stati infiammatori, più o meno pronunciati e che possono prolungarsi nel tempo.  

Il sistema immunitario, trovandosi a fronteggiare attacchi interni, impiegherà risorse nel tentativo di risolvere e spegnere Il fuoco interiore“, come il Dott. Alberto Mantovani, medico e professore di Patologia Generale presso Humanitas University, definisce quel fuoco infiammatorio che è necessario placare per poter rieducare il nostro sistema immunitario. Tale impiego risulta uno spreco di capacità utili per evitare attacchi esterni, come quelli influenzali.  

Un fattore di notevole importanza nella riduzione di efficienza immunitaria è l’avanzare dell’età. Soprattutto se affiancata ad uno stato di sovrappeso e obesità, aumenta esponenzialmente i fattori di rischio. Un individuo obeso è facile che sviluppi malattie come il diabete, le patologie cardiovascolari, un’alterata funzionalità ormonale e tumori. Con conseguente aggravarsi dello stato di salute. 

“È stato riscontrato che lo stress post-prandiale indotto dal consumo di un pasto ipercalorico ad elevato contenuto di grassi e zuccheri, è correlato ad un aumento dei markers di rischio cardio-metabolico nel sangue- spiega la dott.ssa Chiara Manzi– Il nostro organismo entra in un stato infiammatorio che dura circa 8 ore e se questa condizione si ripete per troppo tempo, in considerazione del fatto che in un giorno consumiamo almeno tre pasti, l’infiammazione assume cronicità tale da danneggiare tutto il sistema gastroenterico con conseguenze davvero spiacevoli. Altera così la permeabilità della barriera intestinale (leaky gut) e le sostanze che normalmente verrebbero bloccate, trovano un facile accesso nella circolazione sistemica con conseguenti ripercussioni sulla propensione alle patologie cardiovascolari”. 

Covid e alimentazione: l’anello mancante  

Il sistema immunitario negli ultimi due anni è stato studiato più che mai, notando le diverse reazioni in base ai fattori con cui veniamo a contatto quotidianamente. Ricerche formulate ad hoc per fronteggiare la malattia da Coronavirus. Lo studio 2019 Novel Coronavirus Infection and Gastrointestinal Tract”, indica che per prevenire la comparsa dei sintomi o curare più efficacemente la polmonite da Covid-19 è fondamentale creare uno stato di eubiosi intestinale: una microflora intestinale ricca di microorganismi positivi e protettivi in grado di aumentare le difese immunitarie. 

Una dieta fatta di squilibri ed eccessi distrugge la microflora intestinale, crea uno stato di acidosi nell’intestino e fa moltiplicare la flora negativa che tende quindi a prevalere sui microrganismi amici della salute.  

La scienza mette in luce come l’eubiosi crei un buon dialogo con il tessuto polmonare, proteggendoci da influenze e dalla moltitudine di patologie dell’apparato.

È inoltre riconosciuto come l’apporto zuccherino, mettendo a repentaglio l’eubiosi, tenda a ridurre la secrezione di sostanze antivirali

“La disbiosi (lo squilibrio generale del microbiota intestinale) è ricorrente in individui anziani immuno-compromessi e in individui con patologie cardiovascolari e/o diabetici. Per di più, in prove di laboratorio sui topi, la rimozione di alcuni batteri intestinali mediante antibiotici porta ad una maggiore suscettibilità all’infezione da virus influenzale a livello polmonare. La fibra, specialmente di tipologia solubile, come ad esempio la grande famiglia dei frutto-oligosaccaridi- come l’Inulina Excellence – diventa nutrimento per i batteri intestinali buoni, capace di modulare l’infiammazione. Garantire una flora batterica equilibrata aiuta a mantenere la stabilità di quella bilancia divisa tra il peso dei fattori pro-infiammatori e il peso dei fattori anti-infiammatori, in grado di influenzare i meccanismi difensivi del nostro organismo” spiega la dott.ssa Chiara Manzi 

Cosa siamo capaci di produrre da soli?  

Come si suole dire “chi fa da sé fa per tre”. 

 Il nostro corpo è in grado di produrre antiossidanti molto efficaci, quelli endogeni. Trovandosi già nel posto giusto in cui devono agire, guadagnano in efficienza. 

Pur essendo endogeni ci sono delle azioni utili per aumentarli. A tal proposito la dott.ssa è chiara nel definire il metodo: “Ancora una volta il benessere passa da ciò che mangiamo. Inserendo quello di cui abbiamo bisogno affinché il sistema antiossidante funzioni al meglio. Prediligendo cibi ricchi di fibre prebiotiche e polifenoli, come di sali minerali e vitamine. Riducendo l’introito di calorie grassi, zucchero e sale. Possiamo fare in modo non si crei infiammazione, dovuta agli eccessi di elementi pro-infiammatori, e fornendo le sostanze in grado di produrre benefici endogeni. Un sistema immunitario sano è ottimizzato se supportato da un sistema antiossidante attivo ed efficiente.” 

L’arcobaleno dei rimedi 

Fortunatamente la natura ci offre la possibilità di “risarcire”, almeno in parte, i danni che provochiamo al nostro organismo. Esistono sostanze antiossidanti come i polifenoli di cui tanti prodotti di cui quotidianamente ci nutriamo sono ricchi. Il caffè e il cioccolato, il vino, l’olio EVO oppure le mandorle (ricche in vitamina E). Anche le spezie, oltre a donare profumo e colore ai nostri piatti, sono un vero e proprio booster per riattivare i meccanismi antinfiammatori del nostro corpo. 

La regina è la curcuma, il cui colore ocra acceso è l’espressione visiva della curcumina capace di svolgere un’azione antinfiammatoria nel nostro corpo, grazie alla regolazione negativa che esercita contro le molecole coinvolte nell’infiammazione. Contribuisce a ridurre il colesterolo e i trigliceridi nel sangue e agisce positivamente sulla funzione vascolare, che la rende un’alleata per la salute del nostro cuore

Anche la cannella, dai tipici colori autunnali, è un’ottima spezia soprattutto per fronteggiare i climi freddi a cui andiamo incontro. Abbinata alla frutta, ad esempio, aiuta a contenere il picco glicemico tipico del fruttosio- zucchero semplice di rapidissimo assorbimento- che provoca una rapida risposta insulinica, nemica del benessere e coinvolta nei processi infiammatori. 

Il verde del cardamomo dona un effetto balsamico al “fuoco” tipico dell’infiammazione. L’olio essenziale riscontra benefici a livello cardio protettivo, abbassando i livelli di colesterolo e pressione arteriosa. Già noti gli effetti protettivi sulle pareti dello stomaco e digestivi. Le sue proprietà antisettiche sono utili in caso di raffreddore, tossee infezioni del cavo orale.  

Lo zenzero, il cui colore è neutro, spicca con il suo tipico sapore piccantino che risveglia le papille gustative. Utilizzato fresco o in polvere, si dimostra versatile in tante preparazioni. Pari alle applicazioni sono i benefici. Agisce su più fronti per contrastare gli stati infiammatori contrasta la formazione delle sostanze che mediano l’infiammazione e ci aiuta nel controllo dei livelli di zuccheri del sangue, fondamentali per allontanare il rischio di diabete. Supporta le nostre difese antiossidanti endogene (vedi sopra) nel combattere i radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento cellulare. Infine, è noto come lo zenzero faciliti la digestione, con anche solo 1 gr è possibile attenuare la sensazione di nausea. 

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