L’economia circolare con la Scienza della Nutrizione

La scorsa settimana ci siamo chiesti una domanda molto importante: come mai in un mondo dove 850 milioni di persone soffrono di malnutrizione, ci sono altri 2,1 miliardi che sono, invece, in sovrappeso?

E come mai se tante persone sono costrette ad andare a dormire a stomaco vuoto, ci sono altre che acquistano così tanto cibo da generare ben 1,3 miliardi tonnellate di sprechi alimentari all’anno?

Abbiamo, così, visto i 15 consigli della FAO per ridurre gli sprechi con delle corrette e sane abitudini e diventare un “eroe del cibo”.

Tra questi spicca l’importanza di una corretta alimentazione e di rispettare le giuste quantità di consumo, per poter prevenire gli sprechi e le patologie alimentari.

In questo appuntamento, invece, vedremo come ridurre gli sprechi con l’economia circolare del cibo.

Quindi, vedremo come fare per cambiare paradigma partendo dal cibo e dalla Scienza della Nutrizione.

Cos’è l’economia circolare?

L’economia circolare è un termine generico per definire un’economia pensata per potersi rigenerare da sola.

In un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera.

Si tratta, dunque, di un sistema economico pianificato per riutilizzare i materiali in successivi cicli produttivi, riducendo al massimo gli sprechi.

La circolarità del cibo può ridurre il nostro impatto sull’ambiente e può contribuire alla lotta contro la malnutrizione.

Ma per mettere in atto il cambiamento bisogna rinnovare, razionalizzare e modificare, in particolare le nostre abitudini di consumo e di acquisto.

Infatti, l’attuale modello produttivo alimentare ha un enorme impatto sia sull’ambiente che sulla salute delle persone, e per ogni dollaro speso in cibo spazzatura, vengono spesi due dollari in costi sanitari, ambientali ed economici.

Dal lineare al circolare per aumentare le risorse naturali

Il sistema produttivo lineare crea un’illusione di abbondanza ma la serve in un fragile piatto, per questo bisogna sostituirlo con un sistema produttivo circolare.

E’ necessario sensibilizzare le persone su ciò che sprechiamo e gettiamo via, sul riuso di materiali e oggetti per preservare il pianeta dal sovrasfruttamento.

Da decenni, ormai, gli allevamenti e l’agricoltura intensiva stanno esaurendo le risorse naturali, immettendo nell’ambiente e nei prodotti che consumiamo una grande quantità di veleni, come i pesticidi usati in agricoltura e gli antibiotici usati negli allevamenti.

Per trovare un’alternativa, negli ultimi anni, si stanno studiando nuove tipologie di prodotto che assomiglino a cibi di origine animale ma che in realtà contengono ingredienti vegetali.

Un esempio sono le bistecche di piselli gialli stampate in 3D.

Ma per creare una rapida transizione verso un sistema di approvvigionamento alimentare sostenibile, le carni vegetali non devono essere solo buone ma devono fornire un’esperienza sensoriale superiore e benefici nutrizionali.

Quindi, come attuare il cambiamento?

La Ellen MacArthur Foundation propone tre iniziative da mettere in pratica e che rispecchiano i valori cardini di Cucina Evolution:

  1. Progettare e creare prodotti alimentari più sani;
  2. Produrre il cibo in modo rigenerativo e locale;
  3. Ottenere il massimo dal cibo.
Progettare e creare prodotti alimentari più sani

Per generare benessere e aumentare la qualità di vita dell’ambiente e delle persone è importante rispettare le giuste quantità, creare prodotti sani, che abbiano materie prime di alta qualità e che rispettino la Sicurezza Nutrizionale.

Per questo Cucina Evolution ha creato una nuova cultura alimentare che nasce dalla fusione tra l’arte della cucina e la Scienza della nutrizione con l’obiettivo di dare ad ogni individuo la possibilità di gustare tutta la bontà e la varietà della tradizione italiana con un ingrediente in più, decisamente importante, il benessere antiaging.

Con la Scienza della Nutrizione è possibile creare prodotti che siano gustosi e allo stesso salutari, rispettando la Sicurezza Nutrizionale ed i pilastri della Cucina 3B: una cucina Bella, Buona e che fa Bene.

Ma quando un prodotto può essere considerato sano?

Quando è ben equilibrato e rispetta la sicurezza nutrizionale, non sono del prodotto finito, ma dell’intero processo produttivo. Un prodotto sano deve avere più vitamine, fibre, sali minerali e antiossidanti e meno grassi, zuccheri, sale e calorie.

Con il nostro Master professionale in Culinary Nutrition e Cucina Antiaging è possibile diventare un esperto di questa cultura alimentare, che rappresenta il passo decisivo per creare la Cucina del Futuro.

Produrre il cibo in modo rigenerativo e locale

Bisogna mettere al centro della produzione l’attenzione alle comunità, al locale, alla qualità delle relazioni e alla sostanza dei comportamenti.

Significa riconoscere il ruolo centrale del cibo per la nostra sopravvivenza e sostenibilità del nostro pianeta, il suo valore per la salute, il benessere e la prosperità dell’uomo.

Ottenere il massimo dal cibo

Gli scarti alimentari non devono essere considerati un rifiuto ma una risorsa!

Bisogna creare una nuova destinazione d’uso per utilizzare al meglio i sottoprodotti del cibo e massimizzare le fasi produttive.

E’ necessario privilegiare l’utilizzo di materie prime seconde provenienti da filiere di recupero che ne preservino la qualità.

Per questo, è possibile trasformare i sottoprodotti immangiabili in fertilizzanti organici o in biomateriali e bioenergie.

Inoltre, ridistribuendo correttamente il cibo nelle città si può aiutare a combattere l’insicurezza alimentare.

In conclusione

Il pianeta è sicuramente nelle nostre mani, per questo dobbiamo iniziare ad avere un approccio più responsabile e intraprendere dei corretti comportamenti di acquisto e di consumo, che di conseguenza possano modificare le abitudini dell’industria.

Prendiamo come esempio il trend salutistico del cibo integrale, del biologico, lo scandalo dell’olio di palma.

La coscienza pubblica è riuscita a modificare tutte le fasi produttive delle industrie, dalla scelta delle materie prime fino alla modifica del packaging.

Finché c’è domanda ci sarà anche l’offerta.

Per questo, iniziamo noi a compiere il primo passo, riducendo gli sprechi, acquistando solo prodotti salutari e mettendo in atto i pilastri dell’economia circolare.

In questo modo, in un futuro prossimo, non saremo costretti ad adattarci alle temperature e alle atmosfere di altri pianeti da colonizzare, ma potremo continuare a vivere tranquillamente nel nostro habitat naturale, che ci ospita da ormai 250 mila anni: il pianeta Terra.

Referenze

Stahel W. R. (2016), “The circular economy”, Nature News, Vol. 53, Issue 7595, pp. 435.

Brenna L. (2019), “Verso un’economia circolare del cibo”, Lifegate.

Fassio F., Tecco N. (2019), “Cibo in circolo. Partire dal cibo per cambiare paradigma”, Slowfood.

Messa S. (2021), “Possible food”, Rivista Millionaire, edizione marzo 2021.

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