POLIFENOLI, IL BENESSERE CON UNA MARCIA IN PIU’

Gli antiossidanti aiutano a proteggere le cellule dai danni dei radicali liberi controllando così
l’invecchiamento. I polifenoli, vastamente diffusi nel mondo vegetale, fanno parte di questa
famiglia di composti e sono fondamentali per il nostro benessere. In effetti se il nostro organismo
non è adeguatamente protetto i radicali liberi potrebbero causare un malfunzionamento delle cellule,
con conseguente degrado dei tessuti e aumentare così il rischio di incorrere in malattie degenerative
quali, cardiopatie, cancro e Alzheimer.

POLIFENOLI: UNA FAMIGLIA RICCA….DI RISORSE

Il meccanismo con cui i polifenoli, questi potenti composti bioattivi, intervengono, può essere
spiegato in maniera molto semplice: gli antiossidanti “intercettano” i radicali liberi presenti nel
nostro organismo e reagiscono con questi ultimi inattivandoli e non permettendo loro di arrivare a
danneggiare le cellule dell’organismo. D’altro canto dobbiamo tenere conto che il nostro organismo
ha bisogno di alcuni radicali liberi, perché essi hanno un ruolo ben specifico nel sistema
immunitario, di difesa e controllo degli invasori esterni come i batteri patogeni. Eliminare la
maggior parte dei radicali liberi o eradicarli completamente può creare danni altrettanto importanti.
Quindi, cosa fare? La risposta è tra le più antiche e le più semplici e si trova “nel giusto mezzo”.
Sicuramente abbiamo bisogno di antiossidanti ma è necessario assicurarsi un loro apporto bilanciato
da una sana e corretta alimentazione.

BIODISPONIBILITA’??? PRONTI, PARTENZA…..STOP!

Un aspetto interessante riguarda però la biodisponibilità dei polifenoli. Con biodisponibilità si
intende quanto di queste molecole bioattive, assunte con la dieta, arriva ad essere disponibile per il
nostro organismo. Molte ricerche infatti hanno messo in evidenza che i polifenoli generalmente
sono poco assorbiti a livello gastrointestinale, largamente metabolizzati e rapidamente eliminati.
La maggior parte dei composti è presente negli alimenti in forma mascherata e inattiva, per cui per
l’assorbimento è necessaria una preventiva idrolisi da parte degli enzimi intestinali e/o dalla
microflora del colon. Quando è coinvolta la flora intestinale l’efficienza dell’assorbimento è spesso
ridotta in quanto la flora può degradare anche i prodotti di idrolisi
Sono stati riscontrati nel plasma bassi livelli di polifenoli assunti con la dieta, e ciò mette in
evidenza i complessi meccanismi che regolano la biodisponibilità; si stima che l’emivita dei
polifenoli in circolo sia compresa tra le 2 e le 6 ore. Sono necessarie, quindi, ulteriori informazioni
sulla influenza della microflora intestinale, sulla natura dei metaboliti e sulla distribuzione delle
molecole in forma attiva nei tessuti.

POLIFENOLI: GLI STUDI DELLA RICERCA SCIENTIFICA
Per avere un’idea della vastità dei campi di interesse e dei possibili effetti dei polifenoli, può essere
utile una overview di casi riportati dalla letteratura scientifica, e basata su studi in vivo, in cui è stato
mostrato come vi sia un effetto positivo in varie patologie come:

Diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari: Secondo uno studio pubblicato nel 2013 sul
Journal of Diabetics e Metabolic disorder, i polifenoli contribuirebbero alla stabilizzazione
del metabolismo dei grassi, riducendo la resistenza all’insulina e diminuendo
l’infiammazione dell’organismo. Questo può aiutare a prevenire le complicazioni a lungo
termine di questa malattia;

Cancro: Uno studio pubblicato sull’ American Journal Epidemiology, nel 2019, ritiene il
consumo di te nero diminuisca il rischio di cancro alla prostata in stadio avanzato.

 Alzeheimer: l’Italia conta quasi un milione di persone affette, da deficit cognitivo e
Alzheimer. Le cause della demenza o dell’Alzheimer non sono del tutto chiare, quello che è
chiaro è che attualmente non esiste una cura, solo dei trattamenti farmacologici per i
sintomi. Una delle possibili cause è imputabile allo stress ossidativo che sembra sia
accompagnato dalla formazione nel cervello di depositi di β-amiloide. Uno studio
pubblicato nel 2002 dall’American Medical Association dimostra come un apporto di
vitamina E riduca il rischio della malattia, mentre non ci sono ancora evidenze per i
polifenoli.

Perdita di peso e obesità: recentemente, nel 2018, la rivista scientifica International
Journal of Obesity, ha pubblicato uno studio dove mette in relazione l’assunzione di una o
più classi di polifenoli con la perdita di peso in pazienti obesi. La suscettibilità genetica è
una delle cause della obesità, ma fattori concernenti lo stile di vita, come il livello di attività
fisica e le abitudini alimentari, possono esercitare una importanza anche maggiore. In
particolare, alcuni fattori dietetici possono influenzare il peso corporeo indipendentemente
dall’introito calorico e questo studio riveste particolare interesse perché è il primo condotto
nell’uomo che, effettuato in un adeguato numero di soggetti (studio di popolazione) e con
una idonea durata dello studio, suggerisce in maniera scientificamente convincente che i
polifenoli possano rappresentare una valida strategia per prevenire la obesità. La ipotesi
prevalente è che tali fitochimici influenzino l’attività del sistema nervoso simpatico,
aumentino la spesa energetica e promuovano la ossidazione dei grassi. Ulteriori meccanismi
ipotizzati includono modificazioni dell’appetito, una upregulation degli enzimi coinvolti
nella ossidazione epatica dei grassi ed un ridotto assorbimento intestinale dei nutrienti.

LA RICERCA A CASA “NOSTRA”

Prendiamo in considerazione uno dei prodotti orticoli di maggiore impiego alimentare quali i
carciofi. Abitualmente la parte commestibile è l’infiorescenza immatura di tale ortaggio, costituita
dalle brattee, quelle che erroneamente chiamiamo foglie, che accompagnano e proteggono
l’infiorescenza e che costituiscono una piccola parte di tale ortaggio.

Quindi in realtà la maggior  parte della pianta  risulta non edibile e conseguentemente,

sia per il coltivatore agricolo, che per
l’industria di trasformazione agroalimentare, la maggior parte della massa vegetale (gambi e foglie)
rappresentano dei “sottoprodotti” quindi andrebbero buttati. Ma ci siamo mai chiesti cosa
contengono questi “sottoprodotti da smaltire?”.

All’Università di Parma, nel laboratorio di Chimica
Analitica, del prof. Claudio Corradini (Dip.to SCVSA), la prof.ssa Antonella Cavazza e la Dr.ssa
Maria Grimaldi, lavorano per estrarre i polifenoli da sottoprodotti di natura agroalimentare. I
“sottoprodotti” che questi ricercatori utilizzano non sono solo circoscritti al carciofo, ma
comprendono, asparagi, cipolla, cardo, e l’elenco potrebbe continuare.
Qual è il motivo di tanto interesse verso qualcosa “che andrebbe buttato?”. La risposta è semplice,
spiegano, all’interno di quei sottoprodotti ci sono ancora tantissime molecole utili, prime tra tutti i
polifenoli! Attraverso l’utilizzo di tecniche prive di solventi organici, questi ricercatori sono in
grado non solo di estrarre polifenoli, ma di renderli disponibili per una serie di impieghi utili ed
innovativi.
La prima fase, sottolinea il prof. Claudio Corradini è riuscire a estrarre i polifenoli senza
danneggiarli ed è per questo che vengono utilizzati gli ultrasuoni. Una volta estratti, queste
molecole vengono caratterizzate. Viene quantificato, ci spiega la prof.ssa Antonella Cavazza, il
contenuto totali di polifenoli estratto dalla matrice alimentare, attraverso il saggio di Folin-
Ciocalteau che ci dice “quanti polifenoli” sono presenti, e in aggiunta viene valutata la stabilità
all’ossidazione, utilizzando uno strumento ad hoc, l’Oxitest, in grado di definire quanto questi
estratti riescano a resistere allo stress ossidativo. Il risultato di queste informazioni riesce a
sorprenderci, perché, in primo luogo ci conferma che non tutti gli alimenti contengono la stessa
quantità di polifenoli, e poi che tra di loro i polifenoli non hanno lo stesso “potere” antiossidante.
Infatti, ci illustra la Dr.ssa Maria Grimaldi, esiste una relazione tra la quantità di polifenoli e il loro
“potere” antiossidante. Il cardo contiene meno polifenoli, seguito dall’asparago, il gambo di
carciofo, il gambo di cipolla e la foglia di carciofo. Lo stesso trend viene seguito anche dalla loro
capacità di resistere allo stress ossidativo.

I POLIFENOLI DA “SOTTOPRODOTTI” AGROALIMENTARI A NUOVA FRONTIERA
DELL’ECONOMIA CIRCOLARE

Dal 2011, il gruppo di Ricerca del prof. Claudio Corradini, svolge un’attività di ricerca inerente lo
studio e sviluppo di materiali innovativi per il packaging primario attivo ed edibile: in grado di
conferire al prodotto con cui è a contatto, un valore aggiunto in termini di stabilità dell’alimento e di
shelf-life, in un’ottica di economia circolare e con una vision plastic-free. Anche in questo contesto
si collocano i polifenoli estratti dai sottoprodotti agroalimentari, che da “qualcosa da buttare”
diventano protagonisti dell’innovazione con un occhio puntato sulle nuove frontiere del packaging.

Maria Grimaldi

 

 

 

Bibliografia
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