Meno kcal nei tuoi piatti, più clienti nel tuo ristorante!

Secondo le statistiche, un italiano su tre è costantemente a dieta e si sente costretto a rinunciare al piacere del ristorante per non vanificare tutto l’impegno che mette nel seguire una corretta alimentazione.

 

Avrai forse avuto modo di accorgertene anche nel tuo ristorante, dovendo probabilmente rispondere alle esigenze di chi desidera perdere peso. Ma ti sarà senza dubbio capitato di accogliere anche persone diabetiche, con problemi di colesterolo, o con altre patologie a carico del metabolismo, che si trovano in difficoltà a scegliere alcuni piatti dal menù.

 

Per rispondere a queste crescenti esigenze, e non rischiare di perdere una grossa fetta di potenziali clienti, i migliori ristoranti oggi cambiano volto, o meglio cambiano la propria proposta, per essere al passo con i tempi.

 

A New York, per esempio, sui menù vengono indicate le calorie di ogni piatto. La cosa sorprendente è che gli studi che hanno preso in esame i commenti lasciati dai clienti evidenziano che i piatti più premiati sono quelli saporiti, gustosi e al contempo con un minor apporto calorico. No quindi a piatti light ed insipidi, sì a ottime pietanze ricche di ingredienti salutari e povere di grassi!

 

Ma è davvero possibile offrire un menù gustoso, senza rinunciare al gusto e alla varietà della tradizione gastronomica italiana?

Assolutamente sì! Questa tendenza prende infatti piede anche in Italia dove, grazie alla presenza crescente di ristoranti certificati Cucina Evolution, i clienti possono scegliere pietanze ricche di vitamine, sali minerali e antiossidanti.

 

In queste proposte gli ingredienti vengono sapientemente dosati per diminuire sale, zucchero e grassi e cucinati grazie a specifiche tecniche di manipolazione, in cui gli abbinamenti tra ingredienti e metodi di cottura, garantiscono al risultato finale un apporto calorico adeguato.

 

CLIENTI SEMPRE PIÙ ESIGENTI

Quante volte nel tuo locale hai avuto clienti esigenti? Parole come vegano, salutare, senza glutine, senza lattosio. Sono ormai mode che illudono il cliente di mangiare sano.

Scelgono alimenti Bio, aggiungono curcuma in ogni piatto, acquistano solo cioccolato fondente, preferiscono le brioches vegane.

 

Sono tutti segnali di un trend alla riscoperta del benessere in cucina generalmente positivo, ma non sufficiente a garantire salute!

 

Dieta fa rima con benessere? Dipende da chi cucina.

Sapevi, per esempio, che oltre il 65% di chi si sottopone a una dieta per perdere peso, lo riacquista nell’arco di tre anni? La maggior parte di esse, infatti, punta a un rapido calo ponderale basato sulla privazione, e non si fonda su un sistema bilanciato fra necessità individuali, piacere di mangiare, dispendio energetico, integrazione con lo stile di vita, conoscenza delle caratteristiche degli alimenti, possibilità di preparazione autonoma delle ricette, bensì su regole settimanali o mensili, dove l’elemento discriminante sono i chili perduti. Il termine «dieta», invece, deriva dal greco díaita e significa letteralmente «modo di vivere». E anche se il controllo del peso rimane un fattore irrinunciabile, ma è un obiettivo che si può ottenere attraverso modalità diverse da un sistema di esclusiva privazione.

 

Le quantità vanno certamente mantenute entro limiti dipendenti dalle proprie caratteristiche fisiche e di movimento. Ugualmente, la qualità degli alimenti andrà regolata sulla base della densità calorica, che è differente secondo il tipo di alimento: un chilo di carne contiene una quantità di calorie molto diversa rispetto a un chilo di insalata.

Dalla buona scienza alla buona cucina

Nella prefazione al libro Antiaging con Gusto, il prof. Michele Rubbini dell’università di Ferrara ci ricorda che: “La risposta si trova nei recenti risultati di ricerche scientifiche

condotte non più sulla qualità terapeutica o protettiva del singolo alimento, bensì su come consentire che gli alimenti maggiormente ricchi di componenti bioattivi siano messi in grado di esercitare la loro funzione protettiva a livello del metabolismo cellulare. Non esiste un alimento vegetale o animale, se correttamente prodotto, che sia dannoso di per sé. Esiste un apporto eccessivo di calorie rispetto al consumo, esiste una cattiva abitudine nel distribuire i pasti e determinare la quantità delle porzioni, esiste una convinzione assurda in base alla quale ciò che più soddisfa il palato fa male, e la concreta possibilità di comporre una propria abitudine alimentare che coniughi sapori, gusto per il cibo, alimenti che favoriscono uno stato di generale benessere nel contesto più ampio dello stile di vita”.

 

di Chiara Manzi

 

 

Ps: Curioso di leggere l’intero Report? Scaricalo qui

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