Riutilizzabile!? …SI…ma non troppo!!

La Commissione Europea, con una recente normativa dello scorso maggio denominata “pacchetto rifiuti”, propone lo stop agli oggetti in plastica monouso dal 2021, con l’obiettivo di spingere giustamente i produttori e i consumatori a limitare la diffusione della plastica, e a incentivare l’impiego di materiali alternativi, ma anche di contenitori ed articoli riutilizzabili.

Ma.. attenzione al riutilizzo degli oggetti in plastica!

E’ bene segnalare infatti che l’impiego prolungato di oggetti riutilizzabili in plastica porta a degradazione del materiale, con conseguente rilascio di molecole che possono migrare negli alimenti ed essere quindi ingerite, rappresentando un pericolo per la nostra salute!

 

Il “pacchetto rifiuti”

Il Parlamento Europeo ha recentemente ratificato una proposta che era stata approvata nel maggio 2018 dalla Commissione europea. La normativa richiede che nei prossimi anni gli articoli monouso in plastica vengano prodotti con materiali sostenibili, in modo da evitare l’accumulo di rifiuti in plastica, responsabile dell’inquinamento che sta compromettendo soprattutto l’ambiente marino. Parallelamente si incentiva il riciclo, e la diffusione di articoli ad uso multiplo, cioè oggetti riutilizzabili più volte.

 

Il riutilizzo degli oggetti in plastica: i rischi

Ma attenzione.. i materiali plastici non sono eterni! La struttura di base della plastica è costituita da una serie di catene polimeriche che in seguito ad invecchiamento, esposizione alla luce, e stress meccanici, termici e chimici sono soggette a degradazione. La rottura delle catene polimeriche porta a rilascio di unità monomeriche e di frammenti più o meno grandi (oligomeri) che, nel caso di oggetti usati a contatto con i prodotti alimentari sono destinati a migrare nel cibo e ad essere quindi ingeriti.

L’uso ripetuto di contenitori, taglieri e stoviglie, le operazioni meccaniche di sfregamento, i cicli di lavaggio con detergenti, soprattutto se a temperature elevate, e il contatto con alimenti e bevande, non fanno che accelerare il naturale processo di invecchiamento dei materiali, che nel tempo si opacizzano, scolorano e assumono un aspetto meno lucido e brillante. E’ facile anche a occhio nudo infatti evidenziare col tempo la comparsa di abrasioni, micrograffi e il cambiamento di colore dei numerosi oggetti che utilizziamo comunemente in cucina.

 

Bisfenolo, ma non solo..

La molecola più nota che deriva dalla degradazione di molti materiali plastici, primo tra tutti il policarbonato, è il Bisfenolo A (BPA) (Figura 1). Se ne è descritto il suo rilascio da parte di numerosi articoli impiegati a contatto con alimenti, e ne sono stati riportati vari effetti negativi sulla salute in seguito a ingestione, effetti esercitati soprattutto sull’equilibrio del nostro sistema ormonale. Numerosi studi hanno evidenziato infatti la sua azione di interferente endocrino, dovuta all’interazione del bisfenolo A con i recettori ormonali. In seguito a queste ricerche, e della descrizione degli effetti riportati su neonati che venivano alimentati con biberon in policarbonato, dal 2011 è stato vietato tale materiale per la realizzazione di biberon.

Ma il bisfenolo A è considerato un inquinante ubiquitario, è impensabile eliminarne l’esposizione! E’ ad esempio rilasciato anche da smalti e vernici usati per rivestire internamente le lattine, dalle bottiglie di plastica, e perfino dalla carta termica utilizzata per stampare scontrini, biglietti e ricevute.

In seguito a studi condotti dall’EFSA, che ha raccolto numerosi dati riguardo ai possibili rischi derivanti dall’esposizione al bisfenolo A, è stato emanato di recente un nuovo Regolamento Europeo (2018/213) che riduce i limiti tollerati e stabilisce che tale sostanza deve essere assente negli articoli specificatamente destinati a neonati e bambini.

Oltre al bisfenolo A sono numerose le altre sostanze che possono essere rilasciate dagli oggetti in plastica. Si tratta di additivi di vario genere, come antiossidanti, stabilizzanti, plasticizzanti, che migliorano la qualità dei materiali rendendoli più facilmente lavorabili e anche proteggendoli dall’usura in maniera da aumentarne la stabilità nel tempo. Il regolamento della Commissione Europea 10/2011, denominato “Plastic Implementation Measures” (PIM 2011) riporta la lista dettagliata delle sostanze ammesse come additivi delle plastiche, e i limiti previsti per ciascuna di esse.

 

I controlli

Negli ultimi anni sono stati messi a punto numerosi sistemi innovativi che consentono analisi accurate e che permettono un controllo della rispondenza degli articoli in commercio ai valori limite in accordo con quanto previsto dal regolamento europeo. Questi sistemi di controllo sono volti a identificare e quantificare le molecole che possono migrare dagli articoli in plastica, nelle diverse condizioni di utilizzo. Ma i test di idoneità al contatto con gli alimenti vengono ovviamente effettuati quando l’oggetto è nuovo, e non tengono conto della degradazione subita dal materiale in seguito a uso ripetuto e agli stress meccanici e termici. Non è detto che dopo un anno di utilizzo, lo stesso oggetto risulti ancora idoneo se sottoposto ad un eventuale controllo.

Inoltre, per quanto riguarda il bisfenolo A, i sistemi di analisi prevedono la determinazione quantitativa delle molecole del monomero, senza prendere in considerazione la possibilità della presenza di molecole più grandi che poi in vivo potrebbero essere scisse rilasciando altro bisfenolo.

In più va sottolineato che le direttive contemplano valori limite relativi a ogni singolo contaminante, ma per una valutazione del rischio globale sarebbe opportuno considerare l’effetto totale esercitato sull’organismo dalla co-presenza di tutti i contaminanti. Solitamente infatti i produttori utilizzano miscele di antiossidanti e altri additivi che singolarmente sono tutti sotto la soglia limite, e quindi rispettano i limiti di legge, ma dal punto di vista della tossicità andrebbero valutati complessivamente.

 

La ricerca scientifica

Le ricerche scientifiche puntano l’attenzione sul controllo di diversi contaminanti, e i sistemi di analisi sempre più all’avanguardia consentono la valutazione della possibile presenza di sostanze ancora sconosciute presenti anche in tracce.

Alcuni studi svolti all’Università di Parma riportano dati di rilascio di diverse molecole da contenitori in policarbonato in liquidi simulanti e in alimenti modello come il cioccolato, e hanno permesso di correlare la quantità di tali sostanze con l’età dell’oggetto e il grado di usura dello stesso, evidenziando come da oggetti vecchi e danneggiati venga rilasciato più bisfenolo A. Inoltre, è stata individuata la presenza di molecole appartenenti alle cosiddette “sostanze non intenzionalmente aggiunte”, conosciute come NIAS (non-intentionally added substances). Si tratta di molecole leggermente più grandi, formate da due o più unità di bisfenolo (dimeri e oligomeri) originatesi in seguito alla rottura della catena polimerica non alle estremità, ma in zone interne (Figura 2), o di frammenti derivanti da specie non reagite durante il processo di polimerizzazione. Tali molecole in vivo potrebbero essere idrolizzate generando ulteriore bisfenolo e possono quindi essere considerate una fonte nascosta di unità di bisfenolo che rimane fuori dai controlli di routine della quantità dosata con i comuni metodi di analisi.

 

Cosa fare per limitare l’esposizione alle fonti di bisfenolo A e altri possibili contaminanti

Possiamo seguire delle semplici accortezze per metterci nelle condizioni di limitare l’esposizione a possibili contaminanti. Basta utilizzare con razionalità gli articoli in plastica destinati all’uso ripetuto, quali oggetti di uso comune in cucina: stoviglie, contenitori, stampi, taglieri, bocce dei frullatori e dei robot da cucina.

 

  • SCELTA al momento dell’acquisto: in commercio è possibile trovare numerosi prodotti con l’indicazione “BPA free”, che indica materiali che non rilasciano bisfenolo A (Figura 3).
  • CONTROLLO: l’integrità degli oggetti va controllata regolarmente e gli articoli andrebbero sostituiti quando presentano segni di invecchiamento e deterioramento (graffi, abrasioni, scolorimento). Non esiste “data di scadenza” per questi oggetti, ma la loro idoneità al contatto con gli alimenti vale fino a quando essi rimangono inalterati.
  • CAUTELA durante l’utilizzo: evitare stress meccanici, come uso di stoviglie taglienti sulle superfici interne dei contenitori o spugnette abrasive durante le operazioni di pulizia, per evitare di intaccare il materiale.
  • LAVAGGIO: il lavaggio in lavastoviglie è abbastanza aggressivo, soprattutto se consideriamo lo step finale di risciacquo con brillantante e conseguente asciugatura. Il brillantante è infatti solitamente un liquido basico, molto efficace nell’intaccare il materiale, e non essendo poi risciacquato rimane sulla superficie degli oggetti. Il successivo trattamento con vapore durante l’asciugatura ne potrebbe incrementare l’effetto dannoso.
  • Occhio alle ALTERNATIVE: per conservare gli alimenti per tempi lunghi è consigliabile scegliere, quando possibile, materiali alternativi come vetro, ceramica, acciaio.
  • Attenzione al CALORE: E’ bene non utilizzare oggetti in materiale plastico a contatto con cibi caldi, né tantomeno utilizzarli per riscaldare gli alimenti.

 

 

Bibliografia:

 

Bignardi C., Cavazza A., Laganà C., Salvadeo P., Corradini C. UHPLC-high-resolution mass spectrometry determination of bisphenol A and plastic additives released by polycarbonate tableware: influence of ageing and surface damage. Analytical and Bioanalytical Chemistry, 407 (2015) 7917.

Bignardi C., Cavazza A., Laganà C., Salvadeo P., Corradini C. Release of non-intentionally added substances (NIAS) from food contact polycarbonate: Effect of ageing. Food Control, 71 (2017) 329.

Brede C., Fjeldal P., Skjevrak I., Herikstad H. Increased migration levels of bisphenol A from polycarbonate baby bottles after dishwashing, boiling and brushing. Food Additives and Contaminants, 20 (2003) 684.

Hoekstra E.J., Simoneau, C. Release of bisphenol A from Polycarbonate – a review. Critical Reviews in Food Science and Nutrition, 53 (2013) 386.

Hoppe M., de Voogt P., Franz R. Identification and quantification of oligomers as potential migrants in plastics food contact materials with a focus in polycondensates – A review. Trends in Food Science & Technology, 50 (2016) 118.

 

 

 

Antonella Cavazza – Università di Parma

Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale

 

FIGURE

 

 

 

Figura 1 – Molecola del Bisfenolo A (BPA), il monomero del policarbonato (PC)

 

 

 

 

Figura 2 – Esempio di degradazione di una catena di policarbonato, in cui si evidenzia la possibilità di rottura non solo alle estremità, con rilascio di Bisfenolo A (BPA), ma anche all’interno, con rilascio di frammenti (oligomeri) di dimensioni maggiori.

 

 

 

Figura 3 –  Simboli utilizzati per indicare articoli “BPA free” cioè che non rilasciano Bisfenolo A

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