Prospettive Gluten-free – Glifosato e Celiachia, quanta confusione!

L’esposizione a pesticidi è una delle più importanti preoccupazioni per le patologie cronico-degenerative che oggi ci affliggono. Digitando su un motore di ricerca quale “pubmed” in data 31/01/2018 usando le parole chiave “pesticides human health” o “pesticides children” compaiono rispettivamente 17.455 e 6.518 lavori scientifici, una mole quindi davvero enorme.

Sugli erbicidi sono talmente pochi gli studi realizzati che non si possono dedurre risultati certi: digitando “Herbicide human health” o “Herbicide Children”, sono rispettivamente sono 2272 e 596.

Inoltre leggendo con attenzione le conclusioni delle ricerche non si evincono dati determinanti nella correlazione tra pesticidi e malattie cronico degenerative. Tant’è vero che tra i cancerogeni considerati di preoccupazione da WCRF non c’è neanche un pesticida.

Oggi parliamo di Glifosato, un erbicida che negli ultimi tempi fa molto parlare di sé per scoprire quanto c’è di vero negli allarmismi che lo legano all’insorgenza della celiachia.

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 GLIFOSATO E CELIACHIA, QUANTA CONFUSIONE!

Da diversi anni il Glifosato, principio attivo di molti erbicidi usati in agricoltura, a causa della sua probabile cancerogenicità per l’uomo è oggetto di numerose polemiche e numerosi studi.

Già dal 1985 si ipotizzava la cancerogenicità del Glifosato sull’uomo e, nel marzo del 2015 lo IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) si esponeva dichiarando che

“…there is sufficient evidence of carcinogenicity in experimental animals. Glyphosate also caused DNA and chromosomal damage in human cells, although it gave negative results in tests using bacteria. One study in community residents reported increases in blood markers of chromosomal damage (micronuclei) after glyphosate formulations were sprayed nearby”.

(…Vi sono sufficienti evidenze di cancerogenicità in animali da laboratorio. Il Glyphosato causa inoltre un danno al DNA nelle cellule umane. Uno studio condotto su residenti della comunità ha riportato aumenti di marcatori ematici di danno cromosomico (micronuclei) dopo che le formulazioni di Glifosato sono state irrorate nelle vicinanze)

Lo IARC di Lione ha quindi classificato il Glifosato dal gruppo 2B al gruppo 2A tra i probabili cancerogeni.

Il gruppo 2A indica che l’agente è probabilmente cancerogeno per l’uomo. Questa categoria è usata quando c’è evidenza limitata di cancerogenicità negli esseri umani e prove sufficienti di cancerogenicità in animali da laboratorio. Essa è anche utilizzata quando vi sono limitate evidenze di cancerogenicità in umani e forti dati su come l’agente provoca il cancro.

Il gruppo 2B significa che l’agente è potenzialmente cancerogeno per l’uomo. Una categorizzazione nel gruppo 2B spesso significa che ci sono prove convincenti che l’agente causa il cancro negli animali da esperimento, ma poco, o nessuna informazione, sul fatto che causi il cancro negli esseri umani.

Di contro l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) nel novembre del 2015, stabilisce che

è improbabile che il Glifosato rappresenti una minaccia di cancro per l’uomo”.

Capiamo insieme perché.

Gli alimenti che mangiamo contengono una quantità di glifosato centinaia di volte inferiore alla quantità stimata sicura per la salute umana

Alcune analisi condotte da Altroconsumo e rese note nel giugno 2017, su 68 campioni di pane integrale acquistato in sette città italiane hanno rilevato tracce di questo erbicida in poco più della metà dei campioni analizzati. Ma la buona notizia è che i livelli riscontrati sono sempre abbondantemente sotto la soglia di sicurezza stabilita per legge per questo residuo, e questo anche nel caso massimo.

La dose acuta di riferimento (DAR) stabilita dall’EFSA per il consumatore è stata fissata a 0,5 mg/kg di peso corporeo. Ciò significa che stando ai livelli di erbicida trovati nei campioni analizzati da Altroconsumo, un bambino di 20 kg, diciamo di circa cinque anni, potrebbe mangiare senza correre alcun rischio per la propria salute fino a 244 panini; una donna 610 panini e un uomo fino a 850 panini, in tutta sicurezza.

Cosa c’entra dunque il Glifosato con la celiachia?

Alcune ricerche ipotizano che il Glifosato possa favorire in qualche modo la malattia celiaca. Vediamo se ci sono basi scientifiche serie su cui si fondano tali ipotesi.

Nell’agosto del 2015 il giornalista Maurizio Blondet, scrisse un articolo dal titolo “MA QUALE CELIACHIA, CHIAMATELA ROUNDUP” che suscitò molto scalpore e non poche polemiche.

L’articolo fa riferimento ad alcuni studi osservazionali fatti dalla dott.ssa Stephanie Seneff, ricercatrice senior al Massachusetts Institute of Technology (MIT) condotti insieme con il suo collega Anthony Samsel e pubblicati nel 2013 nella rivista “Interdisciplinary Toxicology” e che ad oggi sono gli unici ad aver tentato di dimostrare che il Glifosato può essere una causa del manifestarsi della malattia celiaca.

Secondo la loro relazione, il consumo di Glifosato può causare celiachia in quanto gli effetti del consumo di alimenti contenenti glifosato causa negli animali gli stessi sintomi della celiachia.

E’ evidente che la similitudine di sintomi, conseguenza della celiachia, non può essere confusa con la causa della celiachia.

I sintomi più comuni della Malattia Celiaca citati nel documento e da cui parte la loro premessa, sono la perdita di peso, diarrea, stanchezza cronica, disturbi neurologici, anemia, nausea, eruzioni cutanee, depressione e carenze nutrizionali e sottolineando inoltre che la malattia causa l’appiattimento dei villi intestinali con conseguente compromissione dell’assorbimento corretto dei nutrienti con relativo aumento della permeabilità intestinale.( https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3945755/)

Proprio su questo ultimo punto si sono soffermati perché il Glifosato, brevettato come antimicrobico (Monsanto Technology LLC, 2010), si è dimostrato in grado di alterare i batteri intestinali negli animali, uccidendo i batteri buoni del nostro intestino e causando una crescita eccessiva di agenti patogeni.

Ma quanto glifosato è stato somministrato agli animali studiati nella ricerca?

Un recente studio sull’esposizione al Glifosato nei pesci carnivori ha rivelato notevoli effetti avversi in tutto il sistema digestivo (Senapati et al., 2009) http://www.academia.edu/1058878/Observation_on_the_effects_of_glyphosate_on_fish ).

Lo studio ha messo 4 mg di glifosato per litro di acqua nella vasca dei pesci: in pratica i pesci nuotavano in una concentrazione di Glifosato per litro di acqua pari alla quantità che troviamo in 40 kg di pasta Barilla!

L’attività di proteasi, lipasi e amilasi sono state tutte diminuite nell’esofago, nello stomaco e nell’intestino di questi pesci a seguito dell’esposizione al Glifosato. Gli autori hanno anche osservato “la rottura delle pieghe della mucosa e il disordine della struttura dei microvilli nella parete intestinale, insieme ad una esagerata secrezione di mucina nel tratto digestivo.

Queste caratteristiche ricordano molto la celiachia.

Lo studio ha evidenziato che facendo indigestione di glifosato si hanno sintomi simili a quelli della celiachia. Ma questo non dimostra alcuna correlazione tra glifosato e celiachia per due semplici motivi:

  1. Molte patologie hanno gli stessi sintomi della celiachia, prima fra tutti la sindrome del colon irritabile. Ma questo non dimostra che ci sia una relazione di causa/effetto tra le due patologie
  2. La dose di erbicida somministrata supera di gran lunga quella che un essere umano potrebbe ingerire attraverso l’alimentazione. Tutto ciò che viene consumato in eccesso può far male alla salute anche molte vitamine prese in alte dosi diventano dannose!!

I peptidi di glutine nel grano sono idrofobi e quindi resistenti alla degradazione delle proteasi gastriche, pancreatiche e intestinali (Hershko & Patz, 2008). Pertanto, l’evidenza di questo effetto sui pesci suggerisce che il Glifosato possa interferire con la rottura delle proteine ​​complesse nello stomaco umano, lasciando frammenti di grano più grandi nell’intestino che innescherebbero quindi una risposta autoimmune, portando ai difetti nel rivestimento dell’intestino tenue caratteristico di questi pesci esposti al Glifosato e ai pazienti celiaci.

Ma la celiachia non è causata da un mal funzionamento degli enzimi proteolitici, bensì da fattori genetici! Di nuovo si confondono i sintomi con le cause della celiachia!

L’azione del Glifosato sul microbiota intestinale, è stata studiata anche in animali come polli (1), bovini (2) e suini (3). I maiali alimentati con mais e soia geneticamente modificati sembrerebbero sviluppare un’infiammazione intestinale diffusa che può essere dovuta in parte all’esposizione al Glifosato.

Si tratta ancora di similitudine di effetti avversi, non di relazione causa effetto.

( 1- https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23224412/; 2- https://www.omicsonline.org/field-investigations-of-glyphosate-in-urine-of-danish-dairy-cows-2161-0525.1000186.php?aid=18383 ; 3- https://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=https://www.organic-systems.org/journal/81/8106.pdf&prev=search)

Secondo la ASSIS (Associazione di studi e Informazione Sulla Salute), foraggio e mangimi inquinati da erbicidi e pesticidi si ritrovano in prodotti alimentari di provenienza animale, provocando una modificazione della microflora saprofita prima negli animali poi nell’uomo.

Microrganismi quali il Lactobacillus delbrueckii subsp. bulgaricus (L. bulgaricus), Lactococcus lactis subsp. cremoris (L. cremoris) e il Geotrichum candidum (G. candidum) risentono negativamente della presenza di tali inquinanti.

Può sembrare strano parlare di estinzione di qualche lattobacillo ma è proprio quello che sta succedendo alla sottospecie del lattobacillo cremoris a causa dello stress antropogenico dovuto all’uso di pesticidi ed erbicidi e alla riduzione della biodiversità della varietà dei vegetali nella catena alimentare animale. È stato dimostrato, da ricercatori Italiani, che anche il Saccharomyces cerevisiae risente degli effetti negativi del glifosato, che ne inibisce il metabolismo e di conseguenza la crescita.

Tutti questi studi si riferiscono ad effetti osservabili sugli animali che si nutrono esclusivamente di alimenti con glifosato, pertanto non sappiamo se sull’uomo l’effetto sia analogo.

I trattamenti probiotici sono consigliati per aiutare nella guarigione digestiva nella malattia celiaca. Sembrerebbe che l’attività proteolitica dei lattobacilli aiuti la disgregazione del grano in forme meno allergeniche.

In un articolo del dott. Maurizio Proietti, presidente della commissione scientifica ASSIS, si evidenzia come la permeabilità della barriera gastrico-intestinale (g.i.) sia strettamente dipendente dal genoma dei batteri intestinali. Un intestino con flora batterica compromessa, genera infiammazione secondaria tale da alterare lo stato dei villi intestinali. Se l’epitelio gastrico intestinale in situazioni normali è selettivamente permeabile, nel momento in cui si verifica una alterazione delle giunzioni strette, si determina una interruzione della funzione di barriera gastrico intestinale, favorendo reazioni immunologiche. Gli inquinanti biologici ingeriti inconsapevolmente, sembrerebbero essere i fattori determinanti la sindrome della permeabilità intestinale (leaky gut syndrome).

La permeabilità intestinale è il momento iniziale di svariate patologie umane che vede coinvolto il sistema immunitario che va incontro a “disregolazione”. La Malattia Celiaca è una di queste.

Ma di nuovo ci troviamo davanti allo stesso “errore”: la causa della celiachia richiede una predisposizione genetica, la celiachia può essere solo accellerata da una microflora intestinale alterata ma non causata!

È stato dimostrato che il trattamento probiotico con i bifidobatteri allevia i sintomi associati alla malattia celiaca (Smecuol et al., 2013; Whorwell et al., 2006). I bifidobatteri sopprimono l’ambiente pro-infiammatorio innescato dal microbiota dei pazienti celiaci (Medina et al., 2008). Le colture in vivo di Bifidobacterium lactis promuovono la guarigione dell’intestino se offerte come trattamento in combinazione con la dieta priva di glutine, o potrebbero anche consentire al paziente celiaco di consumare modeste quantità di glutine senza effetti dannosi (Lindfors et al., 2008). In questo studio in vitro, è stato dimostrato che B. lactis riduce la permeabilità epiteliale e migliora l’integrità delle giunzioni strette nelle cellule del colon umano.

In sintesi, la celiachia è associata a una ridotta presenza nell’intestino di batteri commensali come lattobacilli e bifidobatteri, che sono noti per essere uccisi preferenzialmente dal Glifosato e con una sovrabbondanza di Clostridium difficile, che è noto per essere promosso dall’esposizione al Glifosato.

La ridotta presenza di lattobacilli e bifido batteri non rappresenta tuttavia una causa della celiachia pertanto non si può attribuire al glifosato di causare la celiachia.

Importante sottolineare anche come la regolare assunzione di prebiotici, possa favorire la prolificazione e il mantenimento di un sano microbiota intestinale.

Tra tutti i Prebiotici spicca senz’altro l’Inulina che è naturalmente presente nella cicoria, nei carciofi e anche nel topinambur. La possiamo anche acquistare in polvere da utilizzare per preparare dolci o primi piatti. Importante compito di questa fibra è quella di limitare l’assimilazione di grassi e zuccheri aiutando l’organismo ridurre anche l’assorbimento intestinale del colesterolo.

Ecco un altro esempio di studio mal interpretato!

Sempre secondo lo studio osservazionale Seneff-Samsel, negli ultimi 10 anni negli USA vi è stato un forte aumento della malattia celiaca che coincide con l’andamento della crescita di utilizzo del Glifosate nel grano e che coincide anche con un’altezza minore delle piante del grano (70-80 cm rispetto ai due metri del passato) , e quindi con una maggiore possibilità di contaminazione di piante più basse e più vicine al terreno.

Ma lo studio mette in associazione due fattori, l’uso del glifosato e il numero di celiaci, senza dimostrare alcuna correlazione. Infatti il numero di celiaci è aumentato per diverse cause… e l’uso del glifosato è solo un’ipotesi. Inoltre non è chiaro su quante persone è stato fatto lo studio.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3945755/figure/F0001/,

Una preoccupante tendenza all’essiccazione delle colture mediante il pre-raccolto con glifosato potrebbe essere un fattore chiave per l’incidenza aumentata di celiachia negli USA. Il vantaggio di irrorare le piantagioni poco prima del raccolto è dovuto ad una resa maggiore di circa il 17%.

Le colture di canna da zucchero trattate, per esempio, producono steli più secchi che possono essere pressati più facilmente.

 

I cittadini possono stare tranquilli?

In un’intervista al dott. ANGELO MORETTO ASST FATEBENEFRATELLI SACCO Direttore Centro internazionale per gli antiparassitari e la prevenzione sanitaria, alla domanda se i cittadini possono stare tranquilli, risponde:

«Dati gli attuali livelli di esposizione al glifosato, il problema di cancerogenicità della sostanza non sussiste. Ci sono ben altri pericoli per la nostra salute su cui concentrarsi, come il fumo, la sedentarietà e così via».

Mentre la ricerca scientifica ha confermato gli effetti negativi degli antiparassitari, dimostrando il collegamento tra l’esposizione e le malattie o i danni all’ecosistema, non vi sono ancora studi certi sugli effetti dei pesticidi e in particolare sul rapporto Glifosato-Celiachia.

Auspicando ad un incremento delle ricerche scientifiche sull’azione del Glifosato nei confronti della celiachia e anche della salute in genere, approfittiamo delle numerose certezze che la scienza oggi è in grado di darci per portare in tavola ogni giorno la salute e il benessere.

Eccone 7 utili consigli per mantenerci più sani limitando l’azione degli inquinanti:

  • Rafforziamo il nostro microbiota intestinale, un enorme sistema immunitario naturale capace di svolgere azioni infinite. Probiotici, prebiotici e simbiotici non devono mai mancare nelle nostre cucine;
  • Laviamo molto bene frutta e verdura avendo cura di sbucciare quella di cui non abbiamo la certezza della provenienza. Ideale potrebbe essere un breve ammollo, che non superi i 5-6 minuti per non disperdere tutte le vitamine e i Sali minerali in acqua;
  • Acquistiamo la carne presso allevatori che non utilizzano mangimi OGM provenienti da zone in cui le normative sui pesticidi non siano ferree (come per esempio gli Stati Uniti d’America) o che non utilizzino antibiotici.
  • Il pesce ideale è quello di piccole dimensioni. I pesci molto grandi e predatori come Tonno o verdesca, possono contenere inquinanti come Mercurio, PCB (Policlorobifenili) e diossine, tutte sostanze neurotossiche, cancerogene e interferenti endocrini. Il pesce azzurro come alici, sgombro, sarde è invece ricchissimo di Omega-3, acidi grassi essenziali indispensabili ed è pressoché privo di inquinanti.
  • Bere molta acqua, tisane o anche the verde (senza zucchero) aiuta a “pulire” il nostro organismo eliminando scorie e tossine più velocemente. Il the verde è ricco in polifenoli con forte azione antiossidante. Bisognerebbe bere non meno di 2 litri di liquidi non zuccherati ogni giorno o, se si pratica uno sport, anche di più.
  • E’ utile prediligere pasti poco abbondanti e non troppo calorici, eviteremo di “ingolfare” la digestione limitando così la produzione di Radicali liberi, favorendo inoltre l’assorbimento dei nutrienti e mantenendo il peso ideale.
  • Mantieniamoci sempre in attività attraverso la pratica di uno sport o di passeggiate o lunghe pedalate in bicicletta così da favorire una buona ossigenazione e anche una sudorazione ideale. E’ noto come anche la sudorazione aiuti ad eliminare numerose tossine.

 

Alessandra Piazza

– Consulente del Benessere ed educazione alimentare. Master in Culinary Nutrition Master in Naturopatia scientifica; Health food Blogger; Esperta in alimentazione Gluten free.

 

 

 

Fonti:

https://www.iarc.fr/en/media-centre/iarcnews/pdf/MonographVolume112.pdf

http://tg24.sky.it/ambiente/2017/11/28/glifosato-dove-si-trova.html

http://tg24.sky.it/ambiente/2017/11/27/ue-glifosato-ok-stati-membri-rinnovo-5-anni.html

http://monographs.iarc.fr/ENG/Monographs/vol112/mono112-10.pdf

https://www.maurizioblondet.it/ma-quale-celiachia-chiamatela-roundup/

https://aghealth.nih.gov/news/2017.html

https://www.lifegate.it/persone/news/fiorella-belpoggi-glifosato

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3945755/

http://www.mdpi.com/1099-4300/15/4/1416/htm

http://www.assis.it/linquinamento-altera-la-qualita-dei-cibi/

http://www.academia.edu/1058878/Observation_on_the_effects_of_glyphosate_on_fish

http://www.informasalus.it/it/articoli/sindrome-permeabilita-intestinale.php

http://www.airc.it/cancro/disinformazione/glifosato-erbicida-cancerogeno/

http://www.ilfattoalimentare.it/glifosato-efsa-copia-incolla-monsanto.html

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16251641/

http://www.disinformazione.it/patologie_neurosviluppo.htm

http://www.isde.it/wp-content/uploads/2018/01/2017.12.-Contaminazione-pesticidi-Italia-finale.pdf

https://www.greenme.it/spazi-verdi/calma-verde/2853-il-glifosato-fa-male-ansia

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