Prevenire & Curare…Mangiando – Noci d’autunno. Elisir di lunga vita per i pazienti con cancro del colon? (Demo)

Nell’antichità intorno all’ imponente albero di noce, dedicato a Giove e   simbolo di prosperità e protezione, fiorivano fiabe, leggende, speranze. Ai suoi frutti ,“ cibo degli Dei “ come li definiva Plinio, raccolti in autunno, si attribuivano per la particolare forma simile al cervello umano proprietà miracolose per curare le malattie della mente e dell’amore.

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La noce è quindi frutto dalle riconosciute virtù ‘terapeutiche” sin dalla notte dei tempi, cui oggi si riconosce un ruolo importante in quanto alimento ricco di nutrienti quali acidi grassi insaturi, fibre, vitamine, minerali e molte altre sostanze bioattive, come antiossidanti fenolici e fitosteroli. Studi osservazionali e studi clinici hanno suggerito che il consumo di noci ha effetti benefici su cardiopatia coronarica e suoi biomarcatori intermedi (ad es. colesterolo nel sangue) . Sulla base di questi risultati, la Food and Drug Administration ha concluso nel 2003 che per la maggior parte delle noci, consumo di 43 g (1,5 once) al giorno, come parte di un una dieta a basso contenuto di grassi, “può ridurre il rischio di malattie cardiache”. Più recentemente, nel 2013, si è stato dimostrato (1) n due grandi coorti di infermieri e altri operatori sanitari indipendenti, la frequenza settimanale del consumo di noci era associata alla riduzione del 20% della mortalità totale e causa-specifica, indipendentemente cioè da altri predittori di decessi.

Ma ora la novità 2017 è che il consumo di noci funziona anche nella prevenzione delle recidive in pazienti con patologie tumorali del colon trattati in maniera radicale: noci, specie quelle degli alberi, ma anche mandorle, nocciole e pistacchi, pecan, pistacchi, anacardi e macadamia diventano un must nella alimentazione dei pazienti con tumore? Non è così semplice, anche se pare dimostrato (2) che un consumo medio di circa 60 grammi di noci (una noce sgusciata intera ne pesa circa 5) e quindi circa 12 noci al giorno, corrisponde ad una riduzione del rischio di recidive del 42% e di morte del 57% rispetto a chi non mangia noci, nei pazienti trattati radicalmente per cancro del colon-retto al 3°stadio. Niente da fare invece per le arachidi e i prodotti derivati come il burro, probabilmente perché sono legumi, e in quanto tali seguono vie metaboliche diverse. E’ verosimile che l’effetto anticancro nel tumore del colon sia collegabile innanzitutto all’ effetto positivo sulla prevenzione della sindrome cardiovascolare mediato dalla sindrome metabolica e collegata alla obesità. Non dimentichiamoci infatti come peraltro affermato dalla United European Gastroenterologys che i soggetti obesi hanno un rischio tre volte superiore di Cancro del colon retto. Ma quale potrebbe essere il meccanismo d’ azione di questi frutti di lunga vita? Le noci sono un alimento che si presta a combattere l’ipercolesterolemia e lo stress ossidativo. L’alta percentuale di acidi grassi polinsaturi, di fitosteroli, di vit. E (α-tocoferolo) e di sostanze fenoliche (flavonoidi) determina la riduzione del colesterolo totale e “cattivo” (LDL). Ma è verosimile che questa azione di ostacolo allo sviluppo della Sindrome Metabolica, possa correggere la predisposizione o la ricaduta nei tumori del colon, tramite un meccanismo di produzione e rilascio di adipokine alias “ormoni infiammatori” dal tessuto adiposo: come sempre più sta dimostrando la nutrigenomica, le molecole contenute nei cibi, in questo caso le noci, dialogano con il DNA “accendendo” o “spegnendo” alcuni geni.

Ecco come sempre più l’approccio al controllo delle patologie tumorali passa da strategie di prevenzione primaria per stabilire stili di vita sani e attivi, tra cui la dieta (leggi le noci …) e l’ esercizio fisico. Le strategie di modifica degli stili di vita, pur scientificamente dimostrate e correttamente fornite nel contesto di un approccio multidisciplinare assicurato da medici oncologi, nutrizionisti, professionisti esperti in training sportivo , psicologi comportamentali, educatori sanitari, risultano però inutili senza una assunzione di responsabilità e un atteggiamento proattivo da parte del paziente. Non giova al paziente con cancro del colon “farsi una dosedi noci al giorno dopo i trattamenti oncologici primari e poi scotomizzare gli effetti negativi di una alimentazione ad alto tasso di zuccheri e di grassi. Non funziona così la Prevenzione. La ricetta di (più) lunga vita può invece essere di beneficio a patto che entri in testa come la “modifica-dello-stile-di-vita” va sempre accompagnata alla riduzione degli altri fattori di rischio metabolico nel loro insieme. Ma ciò richiede quella consapevolezza, che la forma antropomorfa delle noci sta proprio lì a ricordarcela.

Prof. Salvatore Palazzo e Dott.ssa Monica Loizzo

  • Ying Bao, M.D., Sc.D., et al., Association of Nut Consumption with Total and Cause-Specific Mortality, N Engl J Med 2013; 369:2001-2011,
  • Temidayo Fadelu, et al. , Nut consumption and survival in stage III colon cancer patients: Results from CALGB 89803 (Alliance), Journal of Clinical Oncology 35, no. 15_suppl (May 2017) 3517-3517.