Olio di Palma nel Latte per l’Infanzia: Lettera Aperta di CHiara Manzi all’Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari (Demo)

A proposito dell’olio di palma, lo scorso 15 ottobre in un’intervista sulla Gazzetta di Parma in merito al latte e prima infanzia dichiaravo: latte vaccino o in polvere?

“Dipende. Se il latte materno viene a mancare, fino all’anno di età è preferibile quello «formulato» perché controllato, sicuro e standardizzato ed è un ottimo sostituto per le esigenze nutrizionali del bebè. Attenzione però nell’acquisto del latte formulato, le mamme devono prestare attenzione all’etichetta: non deve contenere olio di palma. Il latte materno contiene naturalmente olio palmitico, che è cosa ben diversa dall’olio di palma ottenuto per raffinazione. Dai 12 mesi di vita in poi, via libera al latte vaccino, anch’esso sicuro e controllato

Pochi giorni dopo ricevo una lettera, indirizzata anche alla Gazzetta, da parte della dott.ssa Paonessa, dirigente dell’Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari. Il 20 ottobre invio una risposta sia alla dott.ssa Paonessa che alla Gazzetta a cui non ho mai ricevuto risposta.

Ecco il testo.

Gentile dott.ssa Paonessa,
ringrazio della sua mail che ho letto con attenzione e interesse. Per me è sempre molto gradito il confronto con un intento costruttivo al fine di contribuire con il nostro lavoro al benessere e alla salute dei consumatori.
Venendo ai contenuti della sua lettera, le confermo che conosco bene tutte le caratteristiche dell’olio di palma e condividerei la scelta di inserirlo nei latti dell’infanzia se non conoscessi l’opinione scientifica pubblicata l’anno scorso da EFSA sui rischi per la salute legati alla presenza di alcune sostanze cancerogene che si formano durante la raffinazione dei grassi (EFSA 2016 scientific opinion – Risks for human health related to the presence of 3 – and 2- monochloropropanediol (MCPD), and their fatty acid esters, and glycidyl fatty acid esters in food).
A tal proposito, considerando l’attenzione che mi ha riservato inviandomi la vostra missiva le chiedo la gentilezza di rispondere in modo puntuale a quattro semplici domande.
  1. lei sa che nell’olio di palma il cancerogeno Glicidolo Esterificato è contenuto in quantità 6-7 volte superiori rispetto all’olio di mais, 9 volte superiori rispetto alle miscele di olio per friggere e 4000 volte rispetto all’olio di oliva?
  2. Lei sa che EFSA ci dice che per un cancerogeno così potente non c’è una dose sotto la quale non ci siano rischi, ma stima una dose giornaliera tollerabile e che per un bambino che pesa 5 kg la dose giornaliera tollerabile è di 2 mcg/ die, che troviamo in circa 0,7 g di olio di palma?
  3. Mi sa dire quanti grammi di olio di Palma troviamo in 100 ml di latte pronto per l’infanzia?
  4. E’ vero che non c’è alcuna legge che impedisca alle aziende di usare l’olio di palma nei prodotti per l’infanzia, ma non crede che Associazioni come la vostra abbiano il dovere morale di adottare una linea prudenziale e  incoraggiare gli associati a non usare ingredienti potenzialmente dannosi per la salute soprattutto in alimenti per bambini?
Mi occupo di formazione e divulgazione ma le confesso che il lavoro che più mi appassiona è quello di aiutare le industrie a migliorare i prodotti dal punto di vista nutrizionale: collaboro con aziende importanti per migliorare l’equilibrio nutrizionale dei prodotti e per me l’aspetto etico e sociale del lavoro è fondamentale.
Sono certa che un dialogo chiaro e costruttivo con voi non possa che portare valore aggiunto al lavoro di entrambi.
Un cordiale saluto
Chiara Manzi

In qualità di Presidente Associazione per la Sicurezza Nutrizionale in Cucina mi rivolgo ora pubblicamente alla Dott.ssa Paonessa, chiedendo risposta, doverosa anche per il pubblico di consumatori facendo presenti 3 documenti:

  1. La dottoressa Helle Knutsen, presidente del gruppo CONTAM(il gruppo di esperti scientifici sui contaminanti nella catena alimentare facente parte dell’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha dichiarato che “L’esposizione ai cancerogeni presenti nell’olio di palma dei neonati che consumano esclusivamente alimenti per lattanti costituisce motivo di particolare preoccupazione, in quanto è fino a dieci volte il livello considerato a basso rischio per la salute pubblica”.
  2. Altroconsumo ha analizzato 13 marche di latte artificiale utilizzato dagli 0 ai 6 mesi, le più conosciute e vendute. I contaminanti pericolosi sono stati riscontrati in tutte le 13 marche prese in esame, e tutti i brand (tranne uno) superano i limiti di contaminanti tollerabili per questa fascia d’età. L’unica eccezione è il latte Crescendo di Coop che non supera i limiti tollerabili (e non usa l’olio di palma). Nel pdf scaricabile a questo link è possibile prendere visione di tutti i risultati dei test commissionati da Altroconsumo.
  3. LOMS, organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato che i bambini dopo il primo anno di età non hanno bisogno di latti artificiali e che il marketing delle aziende produttrici di latte sostitutivo può ingannare i genitori. (documento 1 – documento 2)

Anche la dott.ssa Claudia Carletti, nutrizionista presso l’Irccs materno-infantile Burlo Garofalo di Trieste, consiglia di evitare latti sostitutivi dopo il primo anno di età (http://www.ilfattoalimentare.it/latte-di-crescita-bambini-bfr-istituto-tedesco-sicurezza-alimentare-nega-utilita.html)

Il mio vuole essere un appello alle industrie a produrre latti sostitutivi privi di contaminanti di processo potenzialmente dannosi per la salute dei piccoli e di certificarne l’assenza in etichetta.

Chiara Manzi

AGGIORNAMENTO

Il 15 novembre, ho lanciato un appello tramite la mia pagina Facebook sollecitando risposta dall’Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari. La risposta è arrivata il 24 novembre quando il Journal era già in lavorazione. Riporto la risposta

Gentile dott.ssa Manzi,

facciamo seguito alla sua ultima mail per rispondere alle sue domande.

L’olio di palma viene utilizzato nelle formule per l’infanzia perché particolarmente ricco di acido palmitico, l’acido grasso maggiormente presente nel latte materno, e perché contiene anche una buona percentuale di acido oleico e linoleico, ossia di acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi.

Pur in assenza di una normativa specifica sul Glicidolo estere (GE), le aziende associate sono intervenute su base volontaria definendo dei criteri interni di accettabilità e selezionando fornitori e lotti di olio di palma che rispettassero tali criteri, assicurando in questo modo dei contenuti significativamente inferiori rispetto a quelli  generalmente riscontrati in questa tipologia di olio. E’ anche grazie a questo che i livelli di tali sostanze sono progressivamente diminuiti negli ultimi anni, come riconosciuto da EFSA nella sua opinione.

Sappiamo che a breve il Glicidolo estere (GE) sarà oggetto di limiti restrittivi previsti da un Regolamento UE in via di pubblicazione,  basati sul parere scientifico EFSA, applicabili agli oli vegetali in generale, compreso quello di palma, come pure specifici per le formule per lattanti (vedi tabella):

GE espresso come glicidolo Livello massimo(μg/kg)
Oli e grassi vegetali destinati al consumo umano diretto e come ingredienti alimentari 1000
Oli e grassi vegetali destinati alla produzione di alimenti per la prima infanzia e a base di cereali 500
Formule per lattanti , di proseguimento e alimenti a fini medici speciali destinati a lattanti e bambini piccoli (in polvere) 75 fino al 30.6.201950 dal 1.7.2019
Formule per lattanti , di proseguimento e alimenti a fini medici speciali destinati a lattanti e bambini piccoli (liquidi) 10.0 fino a 30.6.20196.0 dal 1.7.2019

In conclusione, desideriamo sottolineare che le aziende operano nel pieno rispetto delle indicazioni espressa da EFSA e dal Regolamento UE in via di pubblicazione, per garantire la sicurezza dei propri prodotti. Le associazioni di categoria come la nostra si impegnano affinché le aziende del comparto possano lavorare in un quadro legislativo chiaro e trasparente, a protezione della salute dei consumatori.
Ringraziando per la sua attenzione, inviamo cordiali saluti.
Anna Paonessa

Responsabile del settore “Alimenti per la prima infanzia” di AIIPA
Anna Paonessa

L’osservanza delle leggi e l’autoregolamentazione da parte dell’Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari è doverosa ma credo sia importante andare oltre la legge se questa richiede di diminuire i livelli di cancerogeni nei latti per l’infanzia, consentendone però un uso superiore alle dosi considerate tollerabili da EFSA!
Per questi cancerogeni non esiste una dose sicura al di sotto della quale non ci siano rischi per la salute: l’unica risposta accettabile è che, proprio per PRINCIPIO DI PRUDENZA, trattandosi di neonati, i cancerogeni vanno eliminati, o quanto meno portati a dosi inferiori a quelle considerate tollerabili da EFSA! 
La linea da seguire è quella della prudenza, come hanno fatto alcune catene di supermercati come COOP che, per tutelare la salute dei consumatori, hanno eliminato l’olio di palma dai prodotti a marchio, anche se la legge non li proibisce!

In particolare i limiti restrittivi previsti dal Regolamento UE in via di pubblicazione sopra riportati, stabiliti per il latte in polvere a patire dal 2019, consentono 50 microgrammi di glicidolo (cancerogeno) per chilo di latte in polvere: una quantità tre volte superiore a quella considerata tollerabile da EFSA!

Infatti un bambino di 5 chili consuma 135 g di latte in polvere al giorno (fa 6 poppate al giorno ognuna con 5 misurini da 4,5g di latte in polvere diluiti in 150 ml di acqua) che conterrà 6,75 microgrammi di glicidolo al giorno: oltre il triplo rispetto alla dose giornaliera considerata “tollerabile” di glicidolo da EFSA (2 microgrammi).

L’industria del latte in polvere e le leggi comunitarie non tutelano i nostri bambini.

Facciamolo noi acquistando solo latte senza olio di palma!

Chiara Manzi

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